Dai viaggi d’istruzione ai viaggi distruzione,ma qualche rara “oasi” ancora resiste.

Viaggiare è uno dei piaceri della vita…su questo non c’è alcun dubbio.

Una volta si partiva principalmente per soddisfare il proprio desiderio di conoscenza : dai viaggi del XV-XVI sec. alla scoperta del Nuovo Mondo al famoso ed imprescindibile “Grand Tour” che gli intellettuali europei dal Cinquecento agli inizi del Novecento conducevano attraverso le più belle città esistenti (soprattutto italiane).

Ma la molla che ci spinge a preparare le valigie e a partire, ai giorni nostri, non è più la stessa.

Il turismo è diventato di massa e sempre più persone decidono di partire per prendersi una pausa dal lavoro o dalla scuola, ad in ogni modo  dalla routine quotidiana. Quindi ogni week-end,ogni ponte,per non parlare delle vacanze estive,sono buone occasioni per mettersi in viaggio.

Così facendo, il turismo di massa ha prepotentemente conquistato anche i luoghi più ameni del globo terrestre e come un’orda di Unni è ben determinato a  distruggere tutto quello che vi trova.

Ma in questo scenario desolante “brillano” ancora alcune rare  oasi verdi.

Una tra queste è Copenaghen,la splendida, nonché “iperecologica” capitale della Danimarca.

Non a caso risulta essere in testa alla classifica delle “città più verdi d’Europa”, secondo il primo studio delle metropoli più ecosostenibili.

Naturalmente non si può parlare di città verde senza prendere in considerazione le modalità di trasporto. Un abitante di Copenaghen su tre usa la bicicletta per spostarsi e questo è stato reso possibile grazie all’estensione delle piste ciclabili che si snodano per tutta la città formando una rete di più di 300km. Inoltre le biciclette possono essere noleggiate gratuitamente in più di 110 località. Chi non possiede una bici non è per questo dispensato dal dare un contributo alla salvaguardia dell’ambiente: tra metropolitane,treni e autobus elettrici alimentati a batteria, non si ha che l’imbarazzo della scelta. Anche chi vuole spostarsi in maniera più comoda più farlo senza rimorsi di coscienza:le compagnie di taxi pagano una tassa sul carbonio che non si ripercuote però sul prezzo che il cliente deve pagare per il passaggio. E, come se non bastasse, Copenaghen si è impegnata a ridurre del 20 per cento le sue emissioni di CO2 entro il 2015.

La stessa sensibilità è rivolta al consumo di elettricità proveniente preferibilmente da fonti energetiche rinnovabili: il 25 per cento del fabbisogno energetico del Paese proviene dall’energia eolica, percentuale destinata a crescere fino al 30 per cento entro il 2030.

Alla luce di questi dati è evidente che non poteva essere scelto posto più adatto per la Conferenza ONU sul clima, tenutasi dal 7 al 18 dicembre 2009 proprio a Copenaghen.

Anche se gli esiti del summit in questione sono stati abbastanza deludenti,sarebbe sicuramente utile,anzi essenziale, prendere esempio dal comportamento virtuoso di una città come quella di Copenaghen.