In inglese significa letteralmente superdotato, ovviamente in America è già un cult e promette di diventarlo anche in Italia: la prima puntata in anteprima assoluta su Sky Uno ha coinvolto 2 milioni di telespettatori.

Come il titolo, anche la trama desta tanta curiosità. Ray, interpretato dall’attore Thomas Jane, è un giocatore di basket costretto a ritirarsi a causa di un infortunio. I soldi mancano e un incendio gli ha distrutto la casa. Come fare per rifarsi una vita e mantenere due figli e una ex moglie? La soluzione, Ray, la trova proprio sotto i suoi occhi: il suo grosso attributo. L’uomo, male interpretando gli insegnamenti appresi durante le lezioni del corso “Dai sfogo all’imprenditore che c’è in te”, decide di sfruttare quello che madre natura gli ha abbondantemente donato, decide cioè di diventare un “prostituto” per signore. A gestire i suoi appuntamenti e a dare consigli utili per la sua nuova professione arriva la sua ex-fiamma Tania, ritrovata dopo tanto tempo al seminario, da lui frequentato. Il tema centrale di Hung, però, non è soltanto la prostituzione dettata dalle difficoltà economiche ma anche la ricerca dell’identità sessuale. Damon e Darby, infatti, sono i figli adolescenti di Ray e, come tutti i ragazzi che affrontano il passaggio dall’infanzia all’età adulta, esplorano il sesso alla ricerca delle proprie inclinazioni.

Quello di Hung è il classico caso in cui un telefilm leggero riesce a trasmettere un messaggio che di superficiale non ha niente. La storia del protagonista mette in luce un aspetto abbastanza triste della nostra società: la centralità del denaro nelle nostre vite. Ray vorrebbe trovare un lavoro soddisfacente, ma pensa che la sua unica dote sia soltanto quella fisica. E questa condizione di sfiducia nelle proprie capacità lo porta a diventare un uomo oggetto. Se fino a pochi anni fa questo termine era quasi esclusivamente utilizzato per definire lo sfruttamento sessuale degli induvidui di sesso femminile, adesso è una condizione che può benissimo descrivere nuove realtà di altro “genere, spesso taciute. A raccontarle ci hanno pensato Dmitry Lipkin e Colette Burson, gli autori di questa serie Tv che per il momento conta soltanto nove puntate, ma che, grazie ad una media di tre milioni di spettatori a episodio sul canale americano Hbo, sarà presto seguita da una seconda.