La fattoria degli animali’ è una novella satirica scritta da George Orwell nel 1939 e pubblicata in Italia nel 1947. Il racconto è ricco di allusioni all’ Urss stalinista e per questo è stato parecchio criticato dall’opinione pubblica di sinistra, soprattutto per l’accoppiata maiale-politico presente nel racconto. La Fattoria Padronale è una fattoria sfruttata fino all’osso dal Sig. Jones, affiancato dalla moglie, che osserva inerme il susseguirsi dei fatti. L’ indiscusso leader interno è però il Vecchio Maggiore, l’ideatore della rivoluzione, che catapulterà l’azienda agricola in un periodo di pace e prosperità economica, in cui “anarchia” sarà sinonimo di “ordine”. Tutti gli animali saranno uguali e nessuno tradirà o recherà danno a nessuno. Un mondo perfetto insomma, almeno all’apparenza. Se non verrà raggiunta questa condizione, ben presto gli animali dovranno subire le oppressioni del Sig. Smith:gli animali tutti verranno gettati nella fossa, da cui non sarà possibile uscire. Pochi giorni dopo il Vecchio Maggiore (o Biancocostato), che qui è la personificazione sia di Marx che di Lenin, muore per vecchiaia: nonostante ciò le sue parole sembrano aver colpito e così, pochi giorni dopo, la rivolta prende corpo, ed ha successo. Come simboli di appartenenza vengono adottati il teschio del Vecchio Maggiore, uno straccio verde con su disegnati uno zoccolo ed un corno (come la falce ed il martello comunisti) ed il vecchio fucile del Sig. Jones, che ogni mattina viene azionato in memoria della battaglia dei Chiusi delle Vacche, (la guerra civile russa). Viene anche adottato un Consiglio (la Duma sovietica), che ha l’onorevole compito di salvaguardare il corretto svolgersi degli eventi. Vengono anche redatti sette comandamenti:

Tutto ciò che va su due gambe è cattivo
Tutto ciò che va su quattro gambe o ha le ali è cattivo
Nessun animale vestirà abiti
Nessun animale dormirà in un letto
Nessun animale berrà alcolici
Nessun animale ucciderà un altro animale
Tutti gli animali sono uguali

Per scoraggiare i tentativi di rivolta dei loro animali, i fattori delle altre fattorie spargono in giro sconcertanti leggende metropolitane (come il presunto cannibalismo degli animali ribelli). Il clima e la produttività viaggiano per il verso giusto, ma l’anarchia, intesa in modo concreto, non durerà molto: ben presto emergeranno due figure tra le più intelligenti, due maiali appunto: Napoleon e Palla di Neve, affiancati da Clarinetto, un terzo incomodo senza ideali che si lascia trascinare da quelli dotati di una personalità più forte di lui. Anche se non in modo chiaro ed esplicito, il suo appoggio risulterà determinante per le sorti delle lotte interne alla fattoria: proprio come la stampa politicizzata, egli riuscirà a plasmare le coscienze dei poveri animali, soprattutto durante la dittatura di Napoleon. In precedenza, Palla di Neve aveva dimostrato di essere un leader carismatico ed efficace. Perciò, una volta scartata l’ipotesi “anarchia”, le vicende continuavano a viaggare sui binari giusti. L’ unica grana si chiamava Mollie, l’aristocrazia lassista contraria alla Rivoluzione, che contratta con i nemici. La giustizia però è un’ arma molto tagliente e così, dopo un periodo di benessere e sviluppo, Napoleon provoca un violento scossone, cacciando Palla di Neve dalla scena politica grazie alla giustizia politicizzata (i suoi nove cani di fiducia). Oggetto della discussione era la costruzione o no del mulino, lo sviluppo tecnologico: in realtà, come capita anche ai giorni nostri, l’importante non è valutare le idee migliori, ciò che conta è eliminare, anche fisicamente se occorre, il nemico politico. Sulla fattoria si abbatte un terribile inverno, anche simbolico, che crea molte difficoltà, soprattutto per quanto riguarda le scorte di cibo. Come se non bastasse, il mulino viene più volte demolito e poi ricostruito, anche per cause naturali. L’azienda agricola inizia a contrattare economicamente con Frederick (Hitler) e Pilkingdon (gli Alleati), titolari rispettivamente delle fattorie di Pichfield (la Germania nazista) e Foxwood (Francia ed Inghilterra). Viene fuori anche la stupidità dei dittatori: Frederick pagherà infatti Napoleon con delle monete false. Napoleon prende definitivamente le redini della fattoria: ordina alle galline di consegnargli le loro uova (come erano tenuti a fare i kulaki che si opponevano alla collettivizzazione). Il Capo (così doveva essere chiamato Napoleon dai “suoi” animali) attua quindi la politica del terrore, uccidendo chiunque lo intralci. I cani tentano una fioca protesta, ma come sarebbe la fattoria se ci fosse ancora Jones? - questa è la domanda posta per stroncare sul nascere ogni opposizione da Clarinetto, il “clarinetto” della situazione. “Sarebbe sicuramente peggio! - questa è la risposta comune e costante degli animali. Legge dopo legge, norma dopo norma, non si rendono conto di cadere in quella trappola chiamata dittatura, con Napoleon non come capo democratico, bensì come capo assoluto. Il finale è sconcertante: Napoleon e Clarinetto contrattano (come burattini senza punti fermi!) con gli agricoltori delle fattorie vicine. Improvvisamente, i maiali iniziano a camminare da bipedi e, come scrive George Orwell, “[...] per gli animali della fattoria era impossibile distinguere tra l’Uomo ed il maiale [...]“. I sette comandamenti vengono violati e sostituiti da un unica norma: “Tutti gli animali sono uguali ma alcuni sono più uguali degli altri”.
Come trasformare una sana democrazia in una dittatura: leggere questo libro per capirlo: G. Orwell, “La fattoria degli animali”.